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Capelli afro: la nanoplastia senza rovinare il riccio

Valeria Roznovanu · 29 luglio 2026 · 7 min di lettura

Ammorbidire non vuol dire stirare. Cosa chiedere prima di sederti, e come si capisce che il riccio è stato rispettato.

Ci sono due richieste che arrivano con le stesse parole, e non sono la stessa richiesta. Una è: vorrei capelli più morbidi, che si pettinino senza combattere, che non si gonfino dieci minuti dopo che sono uscita di casa. L'altra è: vorrei il capello liscio. Capita spesso che una persona entri con la prima e si ritrovi con la seconda, senza aver mai deciso di cambiare idea. Succede in fretta, e indietro non si torna in fretta: un trattamento chimico non si toglie, si aspetta che cresca.

Per questo la scelta la faccio fare prima. Prima vuol dire in consulenza, con la ciocca bagnata fra le dita, non a metà applicazione: quando il prodotto è già in testa, la domanda non è più una domanda.

Ammorbidire e stirare sono due obiettivi diversi

Nel questionario del sito la prima cosa che chiedo è quale risultato vuoi ottenere, e fra le risposte ce ne sono due che vanno in direzioni opposte. Una dice liscio e disciplinato. L'altra dice via il crespo, ma con il movimento. Non è una sfumatura: sono due strade, con prodotti diversi, tempi diversi e manutenzioni diverse.

L'anti-crespo è una cheratina leggera. Toglie crespo e gonfiore e lascia la struttura del capello dov'è. Non stira. Se quello che cerchi è il liscio assoluto ti deluderà, e nessuna quantità di prodotto in più lo trasformerà in un lisciante.

La nanoplastia afro è l'altra strada. Liscia e ricostruisce nello stesso passaggio, il capello resta morbido e gestibile senza perdere corpo, e l'effetto tiene dai sei agli otto mesi. È una scelta legittima, e tante la fanno con le idee chiarissime. Ma va chiamata col suo nome: si sta decidendo di non vedere il proprio riccio per parecchio tempo.

Poi c'è una terza possibilità di cui si parla poco: non fare niente di chimico. Un ristrutturante lavora dentro la fibra, non toglie volume e non toglie crespo, e su un capello che si spezza è spesso quello che serve prima di qualunque altro discorso. Nel nostro listino ce n'è uno pensato per i capelli ricci.

Le domande da fare, a chiunque

Queste valgono qui e valgono in qualsiasi altro salone. Se una risposta arriva vaga, quello è già un dato.

La prima domanda è che risultato vuoi ottenere sui miei capelli, detto a parole. Non indicando una foto di un'altra persona, non con un aggettivo generico. Ammorbidire e stirare devono uscire dalla bocca di chi lavora, non essere lasciati capire. Se ti viene risposto che si vede strada facendo, la scelta la stai delegando a metà applicazione: è esattamente il punto in cui non va delegata.

La seconda è cosa succede alla ricrescita. Fra qualche mese hai una parte di capello com'era prima, attaccata a lunghezze che sono diventate un'altra cosa. Chiedi cosa si fa lì, e chiediti se quella manutenzione la vuoi.

La terza è cosa vedo al primo lavaggio, quando lo faccio io, a casa, senza piastra e senza le mani di nessuno. Non come esce dal salone: come si comporta quando resta solo con te.

La quarta la fanno in poche, ed è la più utile: cosa succede se la ciocca non risponde bene in prova. La risposta giusta è che non si procede. Qui è così: se in consulenza la ciocca non risponde bene, non facciamo il trattamento e proponiamo prima un percorso ristrutturante. Un salone che non contempla di fermarsi non ha una diagnosi, ha un listino.

La ricrescita è dove si vede se avevi scelto o no

C'è una regola tecnica che spiega la differenza meglio di qualsiasi discorso. Sulla ricrescita si lavora solo con i liscianti, mai con l'anti-crespo: se le lunghezze sono già lisce e sulla radice passi un prodotto che non stira, lo stacco si vede.

Vuol dire che stirare non è un appuntamento, è un percorso che si rinnova. Non è un male: chi lo sa in partenza organizza il proprio tempo e la propria spesa, e sta benissimo. Il problema nasce quando questa parte non è stata detta, e la scoperta arriva allo specchio qualche mese dopo.

L'anti-crespo funziona in un altro modo. Non prevede il ritocco della ricrescita, e non c'è uno stacco da inseguire: quando l'effetto si esaurisce si riparte dalla valutazione, e nel frattempo il capello è rimasto quello che era.

Il primo lavaggio, e le ore prima

Le prime ore dopo un lisciante non si lava. Quante, te lo diciamo in salone il giorno stesso. Fino al primo lavaggio niente elastici, niente mollette, niente capelli spinti dietro le orecchie: la piega si segna, e si segna sul serio.

Poi si passa a una routine che vale per mesi. Shampoo senza solfati e senza sale, che sono i due ingredienti che accorciano di più la durata. Acqua tiepida, non bollente. Phon e piastra a bassa temperatura. Dopo il mare o la piscina, un risciacquo con acqua dolce il prima possibile.

Il primo lavaggio è anche il primo esame vero. Se dopo senti i capelli unti o pesanti, non è un difetto del carattere del tuo capello: è il pH che non è stato riequilibrato, e si risolve con un trattamento ristrutturante dopo il lisciante. È una cosa da dire, non da sopportare in silenzio.

Come si capisce che il riccio è stato rispettato

Il primo segnale è il corpo. Il capello deve essere più morbido, non più vuoto. Se la massa si è afflosciata e la coda è diventata la metà, non è stato ammorbidito: è stato spento.

Il secondo è la reazione. Un capello in salute risponde a quello che gli fai, prende la forma che gli dai e la tiene. Un capello che resta piatto qualunque cosa succeda, che non reagisce all'umidità e non reagisce alle mani, non è disciplinato: è inerte.

Il terzo è quello che si sente al tatto e si vede sul pettine. Non devono comparire punte sfilacciate né ciocchette che si spezzano pettinando. Un lisciante mal eseguito può spezzare il capello, ed è il rischio che rende la diagnosi iniziale non negoziabile. Aggiungo una cosa che mi chiedono spesso, perché la paura è comprensibile: una procedura lisciante crea una pellicola protettiva sul capello e non agisce sul bulbo. La caduta dipende da altro: genetica, ormoni, stress, carenze, stagionalità.

Ultimo punto, che è più una premessa che un segnale: se i capelli sono colorati, un trattamento molto lisciante può schiarirli di due o tre toni. Non è un errore, ed è una cosa che va detta prima e non scoperta dopo.

Quando non lo faccio, e come lo faccio

Sui capelli decolorati la nanoplastia la sconsigliamo. Proponiamo invece un lisciante più concentrato abbinato a un ristrutturante, e dopo una decolorazione quanto aspettare lo valutiamo in consulenza, guardando quanto ha inciso sull'elasticità della fibra. In allattamento sconsigliamo i trattamenti chimici, liscianti compresi: la priorità è il benessere tuo e del bambino. E se la ciocca non supera la valutazione, come dicevo, non si procede. Sono i tre casi in cui una cliente esce senza appuntamento, e preferisco così.

Quando invece si fa, la nanoplastia afro dura sei ore ed è il trattamento più lungo che facciamo. Il tempo non è gonfiato: su una struttura afro non si accorcia senza perdere qualità. Si comincia dalla consulenza, che su questo tipo di capello conta ancora di più; poi un ristrutturante lipidico protegge la fibra dal calore della piastra; poi il trattamento vero e proprio, con proteine e amminoacidi che entrano in profondità nella fibra. Taglio e piega sono compresi nel prezzo, che parte da 600 euro e varia in base alla lunghezza e alla quantità dei capelli. L'appuntamento per il trattamento si blocca con un acconto calcolato sul prezzo del trattamento, che viene detratto dal totale il giorno stesso. La consulenza invece è gratuita.

Se invece la strada è l'altra, quella del movimento, l'anti-crespo esiste anche in una versione pensata per i ricci, e si valuta insieme.

La consulenza è gratuita, dura un quarto d'ora e si prenota dal sito. Vieni senza aver deciso niente: il capello lo guardiamo bagnato, e la scelta fra ammorbidire e stirare la facciamo lì, insieme, prima che qualcosa tocchi la tua testa.

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