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Quanto dura un lisciante e perché cambia da persona a persona

Valeria Roznovanu · 29 luglio 2026 · 7 min di lettura

Sulla stessa testa lo stesso trattamento non dura sempre uguale. Quali cose lo accorciano e quali lo allungano davvero.

Chi mi scrive «quanto dura?» quasi sempre sta facendo un altro conto: ogni quanto dovrò tornare, e quindi quanto mi costa davvero. È una domanda onesta e merita una risposta con dei numeri dentro. Il guaio è che i numeri, da soli, ingannano. Te li do lo stesso, e poi ti spiego perché sulla tua testa possono diventare altri.

I numeri che diciamo, e che non arrotondo

Un trattamento lisciante — keratina o bixyplastia, che da noi sono lo stesso trattamento con prodotti diversi — tiene da tre a sei mesi. Non «quasi un anno», non «una stagione e mezza»: da tre a sei mesi. Quale dei due prodotti usare non si decide al telefono, si decide in consulenza, guardando la tua fibra.

La cosa interessante arriva quando lo ripeti. Il prodotto si accumula sul capello, la pellicola protettiva diventa più spessa, e la durata sale fino a sei o sette mesi. Non è un premio fedeltà, è come si comporta la fibra: la prima volta parte da zero, la seconda parte da quello che c'è già.

La nanoplastia dura da sei a otto mesi. Lo scrivo sapendo che è il doppio delle nanoplastie che si trovano in giro, che si fermano fra i due e i quattro mesi. Non è la stessa cosa fatta meglio: è una formula più forte, con proteine e sedici amminoacidi, e le nanoparticelle lavorano in profondità dentro la fibra invece di fermarsi a lisciare la superficie. La nanoplastia afro tiene lo stesso periodo, da sei a otto mesi, e chiede sei ore di lavoro: è il trattamento più lungo che facciamo. Quel tempo serve, non si accorcia senza perdere qualità, e la qualità qui è esattamente la durata.

Sull'anti-crespo non ti scrivo un numero, e non è per prudenza. È una cheratina leggera: toglie crespo e gonfiore ma mantiene la struttura del capello, quindi il risultato non si «consuma» come un liscio assoluto, si stempera insieme al modo in cui porti i capelli. Quanto ti terrà te lo dico in consulenza.

Perché la stessa identica cosa, su due teste, dura diverso

Quando preparo il prodotto guardo tre cose. Quanto sono lunghi i capelli, quanta massa c'è — una coda sottile in cui si intravede la cute e una coda grossa da tenere in due mani non sono lo stesso lavoro — e che fibra ho davanti: naturale, colorata, decolorata, oppure già trattata.

Il terzo punto è quello che sposta di più. Un capello poroso beve: più la fibra è aperta, più prodotto assorbe, ed è lo stesso capello su cui l'effetto poi dura meno. Un capello già trattato ne chiede meno, perché il lisciante di prima è ancora lì sulle lunghezze. Ecco perché due teste con lo stesso trattamento e la stessa lunghezza, qualche mese dopo, si possono trovare in due punti diversi: una ha ancora la piega, l'altra vede tornare il crespo.

La regola che ripeto in poltrona è corta. Sul capello rovinato l'effetto dura meno, sul capello sano si prolunga. Non è un modo elegante per dire che è colpa tua: è il motivo per cui, quando la fibra è compromessa, ti propongo prima un ristrutturante e poi il lisciante. Non è un passaggio in più da vendere. Su capelli molto rovinati è il passaggio che rende possibile il resto.

C'è anche il caso in cui non si procede, e preferisco dirtelo qui che al telefono il giorno dell'appuntamento. Sui capelli decolorati la nanoplastia la sconsiglio: propongo un lisciante più concentrato abbinato a un ristrutturante, e dopo una decolorazione quanto aspettare lo valuto in consulenza, guardando l'elasticità della fibra. In allattamento sconsiglio i trattamenti chimici, liscianti compresi: in quella fase la priorità è un'altra. E se in consulenza la ciocca non risponde bene, non procedo: ti propongo prima un percorso ristrutturante. Un lisciante mal eseguito non dura poco. Può spezzare il capello.

Cosa lo accorcia davvero

Il primo colpevole sta in bagno, ed è lo shampoo. Solfati e sale — sull'etichetta lo trovi come sodium chloride — sono i due ingredienti che accorciano di più la durata del trattamento. Un flacone sbagliato lavora contro di te a ogni lavaggio, due o tre volte a settimana, e alla lunga vince lui.

Poi c'è l'acqua. Tiepida, non bollente. So che una doccia bollente è un piacere, ma è calore diretto sulla pellicola che abbiamo appena costruito, ripetuto a ogni lavaggio. Sulla stessa riga metto phon e piastra: bassa temperatura, sempre, e il termoprotettore nebulizzato a una spanna di distanza su tutte le lunghezze prima di accendere qualunque cosa, phon, piastra o arricciacapelli. La piastra passata sul capello asciutto e nudo è il modo più veloce che conosco per consumare un trattamento.

Il numero di lavaggi conta quanto il modo. Due o tre volte a settimana è la frequenza che chiedo; chi si lava i capelli tutti i giorni sta accorciando la strada da sé. E quando lavi, due passate: la prima pulisce, la seconda tratta. La cute si massaggia con i polpastrelli, non con le unghie.

Il mare e la piscina non sono vietati — nessuno rinuncia all'estate per una piega — ma il sale è lo stesso nemico che cerchiamo di evitare nello shampoo, e il cloro non è più gentile: dopo il bagno sciacqua i capelli con acqua dolce il prima possibile, anche solo sotto la doccia della spiaggia.

Restano i primi giorni. Fino al primo lavaggio niente elastici, niente mollette, niente capelli tirati dietro le orecchie: la piega si segna e quella riga resta. Quante ore aspettare prima del primo shampoo te lo diciamo in salone, insieme alla scheda della tua cura a casa, perché non è uguale per ogni trattamento.

Cosa invece non c'entra niente, anche se lo temono tutte

Il colore. Va fatto dopo il trattamento, a qualche giorno di distanza: un lisciante forte può schiarire i capelli colorati di due o tre toni. Il colore lo fai altrove, perché qui non lo facciamo: noi facciamo liscianti, nanoplastia, ristrutturanti, anti-crespo e detox della cute. Una cosa però te la dico prima e non dopo: la nanoplastia, essendo super lisciante, può schiarire i capelli colorati di due o tre toni. Non ti accorcia il trattamento, ma il colore te lo può cambiare, ed è giusto saperlo quando decidi in che ordine fare le cose.

La caduta. Una procedura lisciante crea una pellicola protettiva sul capello e non agisce sul bulbo. Se in autunno ne trovi di più sul cuscino, non è il trattamento che si sta consumando: la caduta dipende da genetica, ormoni, stress, carenze o stagionalità. Sono cose che non passano da un prodotto messo sulle lunghezze, e non sono cose che si risolvono in poltrona: se ti preoccupa, la persona da sentire è un medico.

I capelli unti dopo il trattamento. Capita, e spesso viene letto come «il lisciante sta già finendo». Non è così: è il pH del capello che non è stato riequilibrato, e si risolve con un trattamento ristrutturante dopo il lisciante. Sono due cose diverse, e confonderle porta a rifare un lisciante che non serviva.

Cosa lo allunga, e non è un prodotto miracoloso

Il ristrutturante, al posto giusto. Se il capello è molto danneggiato si fa prima, per prepararlo; se è in buono stato si fa dopo. Il detox della cute è mezz'ora di peeling che pulisce quello che a occhio nudo non si vede, e spesso è il passaggio che manca a chi non vede risultati.

C'è poi la ricrescita, che è il modo più sensato di far durare un investimento: a listino ci sono la ricrescita lisciante e la ricrescita con ristrutturante. Si esegue solo con i liscianti, mai con gli anti-crespo: sull'anti-crespo si vedrebbe lo stacco fra la radice e le lunghezze già lisce. È una regola tecnica, non una preferenza mia.

E c'è la ripetizione, di cui ho già parlato: il prodotto si accumula, la pellicola si ingrossa e si arriva a sei o sette mesi. Chi tiene la routine giusta a casa non compra più durata, se la costruisce.

Se stai valutando se ne vale la pena, l'unica risposta seria non te la posso dare da qui. Prenota la consulenza dal sito: è gratuita, dura quindici minuti, e ti guardo i capelli bagnati, che è il momento in cui la fibra si legge davvero. Da lì scelgo il prodotto e ti dico, sulla tua testa e non in generale, quanto ti durerà.

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